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6."Gioacchino e Anna alla Porta Aurea" Cappella degli Scrovegni ⋆ Il salotto delle parole

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6.”Gioacchino e Anna alla Porta Aurea” Cappella degli Scrovegni

Sette secoli fa, fra il 1303 e il 1305,Giotto, su commissione del banchiere padovano Erico Scrovegni, affresca La Cappella intitolata a Santa Maria della Carità.Questa piccola chiesa romanico-gotica, concepita inizialmente per accogliere lui stesso e i suoi discendenti dopo la morte, è oggi considerata un capolavoro della pittura del Trecento italiano ed europeo e una delle massime  espressioni dell’arte occidentale. Nella pittura di Giotto tutto – dalle corrispondenze verticali e orizzontali alle prospettive architettoniche, dal simbolismo dei colori a quello dei numeri – partecipa dell’”avvenimento” di Dio che si fa l’uomo. Un fatto storico che Giotto ha “messo in scena” perchè attraverso i colori e le immagini i fedeli potessero meditare sulla vita di Maria, e di Gesù, sulla Sua morte e resurrezione, e sul proprio destino di libertà in vista del Giudizio Universale.

Gioacchino e Anna alla Porta Aurea

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Gioacchino e Anna si abbracciano con una tenerezza nuova, sul ponte, alla Porta Aurea di Gerusalemme (che ricorda l’arco di Augusto di Rimini). Nel loro sguardo, un amore commosso, maturo, grato. Sotto l’arco dorato, a sinistra, una donna vestita di nero, col volto semivelato, porta altrove il suo freddo sguardo: mentre tutti gli altri, lieti e incantati,convergono su quell’abbraccio in cui cielo e terra si toccano (è la soglia dell’Immacolata Concezione di Maria!),  lei di-verge. Simbolicamente,è la Sinagoga di fronte alla Chiesa, l’Antico di fronte al Nuovo Testamento, la notte di fronte al giorno. Secondo il Bellinati invece “non è la sinagoga ma una vedova nell’abbigliamento classico che rivela felicemente il profondo contrasto tra la passata vedovanza di Anna e la ritrovata felicità per il ritorno del marito”. Ma perchè non fondere – dantescamente – le due interpretazioni, allegorica o letterale?

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