Ieri, domenica 20 gennaio, si è giocata la partita ” Una maglia per non dimenticare” in onore di Andrea Barone, scomparso prematuramente il 15 settembre 2018.
Andrea, portava il numero 8 ed era il capitano della sua squadra, ma lui non era solo il capitano della sua squadra, Andrea era il capitano della sua famiglia, dei suoi amici:
Si, Andrea era un capitano, nonostante siano state dette tante cose brutte e non vere nel momento della sua scomparsa, Andrea era un ragazzo dolce, riservato e sempre disponibile verso i più deboli.

Non amava gli sport estremi, Andrea amava il calcio e la sua Inter, non amava scattarsi selfie in posti pericolosi, Andrea non amava proprio farsi fotografare, era riservato e timido e oggi dopo 4 mesi da quel maledetto incidente, Andrea vive nel cuore di chi l’ha amato veramente, di chi sapeva chi era, di chi la vita l’ha persa insieme a lui anche se vive, mamma Angela, papà Alessandro e la sorellina Sara.
Il coraggio e il dolore straziante della mamma è quello che dovrebbe insegnare a tutti noi quanto sia preziosa la vita, dovrebbe insegnarci a quanti momenti perdiamo solo per dire sciocchezze solo perché il dolore non ci ha toccato personalmente.

Se tutti quelli che hanno parlato, potessero ascoltare la voce della mamma, si inginocchierebbero per chiederle scusa, non c’è “modo di andare avanti” per lei o per “superarlo”. Non c’è arco, nessuna correzione, nessuna soluzione al suo dolore. Non c’è fine ai modi in cui si addolora e per quanto a lungo si addolorerà. Non c’è colla per il suo cuore spezzato, nessuna bottiglietta magica che possa far tornare indietro il tempo. Per tutto il tempo che respirerà, soffrirà, amerà suo figlio con tutto il cuore e l’anima. Non arriverà mai un momento in cui non penserà a cosa sarebbe diventato suo figlio e a come sarebbe stato intessuto perfettamente nell’arazzo della sua famiglia.
Vorrei che le persone potessero capire che il dolore dura per sempre perché l’amore dura per sempre; che la perdita di un figlio non è un evento finito, è una perdita continua che si sviluppa minuto per minuto nel corso della vita.
Ogni compleanno, vacanza, natale e traguardo, fidanzate e matrimoni che non ci saranno mai; per sempre .

Questo è il motivo per cui il dolore dura per sempre. L’effetto a catena dura per sempre. L’emorragia non si fermerà mai.

Non arriverà mai un giorno, un’ora, un minuto o un secondo, che smetterò di amare o di pensare a mio figlio. Proprio come voi genitori che i figli potete vederli e viverli ogni giorno, così faccio io che sono in lutto. Voglio dire e sentire il suo nome proprio come fate voi  genitori non in lutto. Voglio parlare di mio figlio normalmente e naturalmente come fate voi.

Amo mio figlio tanto quanto voi amate i vostri – l’unica differenza è che il mio è in paradiso ma questo non mi impedisce di pronunciare il nome di mio figlio e di condividere il suo amore e la sua luce ovunque io vada. La vita di mio figlio è stata tagliata irreversibilmente breve, ma il suo amore vive all’infinito. E sempre e per sempre.
Mamma Angela

Queste sono le parole di mamma Angela, una donna forte ma distrutta, una donna che io sono onorata di esserci cresciuta insieme, lei mi ha insegnato il significato dell’amicizia, con lei ho condiviso gioie e dolore, la nascita di mia figlia e la perdita dei miei cari, ma mai nella vita, avrei minimamente pensato di condividere un dolore così forte, un dolore che io posso solo e minimamente immaginare, ma nonostante tutto, lei mi ha dato una nuova visione della vita, lei che ogni giorno mi parla e nelle sue parole (che io tengo strette nel cuore) mi hanno dato una lezione di vita.

Dovrebbe darla anche a tutti voi e soprattutto a chi ha parlato inutilmente, senza sapere l’anima bella che era Andrea e il legame fortissimo con sua mamma.

 

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